Nel nostro condominio è sorta una causa e l’amministratore ha convocato l’assemblea in cui dovremo dare mandato a lui e all’avvocato per partecipare alla cosiddetta “mediazione” presso un organismo preposto a ciò.
Già su questo siamo abbastanza divisi e vi chiedo quindi di poter avere dei chiariementi su cosa sia questa mediazione. Al momento ci è stato detto solo che è da fare.
Marco P.

Quesito bello che richiederebbe spazi ampissimi. In sintesi, la mediazione è nata in Italia su recepimento di una direttiva comunitaria. Per alcune materie è stata prevista come obbligatoria, tra queste c’è il condominio e tutte le sue controversie.
Partecipare è un obbligo per la parte, con l’assistenza del suo legale; la mancata partecipazione potrebbe comportare delle sanzioni. Prima ancora dovrebbe essere però un sentimento, un animus spontaneo ove la parte, soggetto focale e centrale della mediazione, senta sinceramente la voglia di tentare quantomeno un accordo.
Quindi la convocazione è correttamente stata fatta dall’amministratore e il consiglio è di approvare tale incarico. Poi, esaminando le singole fattispecie, emerge che alcune tipologie di controversie sono obiettivamente difficili o quasi impossibili da conciliare; altre ancora sono radicate con volontà poco limpide, diverse e più ampie di quelle espresse. Ad ogni buon conto, a prescindere da come la si pensi, ove obbligatoria, la mediazione va esperita in modo reale, altrimenti l’eventuale successiva causa rischia di arenarsi.

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