Assemblea condominiale… è meglio esserci!

Assemblea condominiale… è meglio esserci!

Chi vive in condominio sa bene che all’interno dello stesso si verifica una duplicità di situazioni giuridiche: da un lato le singole unità (appartamenti, negozi, ecc.) di proprietà esclusiva dei rispettivi condomini; dall’altro, il suolo sul quale sorge l’edificio, i muri maestri, i tetti, le scale ed in genere le cose destinate all’uso comune, poste in comproprietà fra tutti i proprietari (art. 1117 c.c.). Siamo quindi in presenza di una comproprietà definita come “forzosa”, alla quale i proprietari non possono sottrarsi.

Nell’ambito condominiale la gestione delle cose comuni è affidata a due “organi”: l’assemblea dei condomini, quale organo deliberativo e l’amministratore del condominio, nominato dall’assemblea, quale organo esecutivo.

L’assemblea di condominio è l’organo rappresentativo degli interessi dei condomini attraverso il quale vengono prese le decisioni sulla gestione delle parti comuni. Essa viene convocata annualmente in via ordinaria dall’amministratore e in via straordinaria quando lo si ritenga opportuno, dall’amministratore, anche su richiesta di almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio. In mancanza dell’amministratore, l’assemblea tanto ordinaria quanto straordinaria, può essere convocata ad iniziativa di ciascun condomino (art. 66 disp. att. cod. civ.).

E’ bene ricordare che l’avviso di convocazione all’assemblea condominiale deve essere comunicato ai condomini almeno cinque giorni prima della data fissata per l’adunanza. Esso deve contenere gli argomenti che sono all’ordine del giorno. Tale lasso di tempo consente ai proprietari di informarsi nello specifico sui vari punti previsti e permette anche di valutare in anticipo le posizioni dei vicini o delle persone con le quali in condominio si ha maggiore affinità.

Arrivare all’assemblea con le idee chiare e con le giuste informazioni è senza dubbio il modo migliore per concordare con gli altri condomini scelte attente e coscienziose.

Pensare che spetti solo all’amministratore fare preventivi o scelte riguardanti gli spazi e beni comuni che si vivono e percorrono quotidianamente, è l’errore più grossolano in cui si possa incorrere.

La convocazione all’assemblea condominiale è quindi un appuntamento fisso annuale di notevole importanza.

Spesso, però, lo si evita prediligendo magari una serata con gli amici o un film in tv.

Se e’ vero che in questo modo si evita di incontrare l’antipatico vicino di casa o di sentire le solite noiose storie di screzi e di ripicche, è pur vero che non partecipare ad un’assemblea condominiale significa rinunciare ad esprimere le proprie idee. Allo stesso tempo si perde poi l’occasione di saggiare la situazione reale in cui versa il nostro stabile.

La partecipazione attiva ed attenta ai problemi del condominio, è senza dubbio uno degli ingredienti base per una sana e trasparente gestione sia delle parti comuni sia degli aspetti sociali della vita di condominio.

In buona sostanza, conoscere, informarsi, attivarsi, sono le cose che bisogna fare per partecipare in modo efficiente ad un’ assemblea.

La proprietà immobiliare non va solo gestita, curata e amministrata, ma va anche “difesa”: partecipare all’assemblea condominiale consente di tutelare la proprietà da scelte che magari non la migliorano o che più semplicemente non sono gradite.

Chi vive in città come Roma, Bologna, Milano sa bene che spesso in condominio non si conosce nemmeno il proprio vicino di casa e che sempre più di frequente ci si accorge che un nuovo proprietario od inquilino sta venendo o andando via solo perché un trasloco è in atto.

I noti e recenti fatti di cronaca, ci allertano. Certo è che sani rapporti di vicinato sono importanti per una migliore qualità della vita e per una garanzia di auto-tutela reciproca. L’assemblea può e, in alcuni casi, assume anche il carattere di mezzo di comunicazione e di mezzo di socialità, attraverso il quale si possono conoscere i vari aspetti dei propri vicini.

Chi vive in condominio o comunque è proprietario di un immobile sito in un contesto condominiale, deve sentirsi responsabile delle parti comuni al pari della sua proprietà esclusiva. Infatti, basta leggere un rogito di acquisto di un’unità immobiliare posta in regime di condominio per notare subito che il titolare è proprietario non solo dell’ immobile ma anche pro quota delle parti comuni (tetti, scale, cortili, ecc.); queste inevitabilmente influenzano il valore di mercato del nostro appartamento, ufficio o negozio.

Pensare che tutto ciò che accade fuori dai confini della nostra proprietà non ci compete, è riduttivo e limitante, non solo da un punto di vista civico ed etico, ma anche economico.

Infatti, lamentarsi dell’onerosità delle spese di condominio o delle scelte di gestione o di amministrazione, avendo disertato l’assemblea condominiale o, peggio ancora, avendo superficialmente delegato, ci costringerà, nostro malgrado, ad accettare le scelte deliberate in modo inerte, senza nulla poter fare, salvo i casi in cui le delibere assembleari siano illegittime o irregolari.

A ben pensare, è come lamentarsi di sbagliate scelte politiche di gestione per il nostro Paese senza neanche essersi recati alle urne a tempo debito.

Confabitare è ferma sostenitrice di ogni forma di attivismo e d’informazione di chi è proprietario d’immobili, aiuta, per sua natura, a conoscere meglio il condominio e la proprietà immobiliare, consentendo così agli associati, anche tramite i propri consulenti, di acquisire le indicazioni più valide ed idonee al fine di difendere il valore dei propri immobili sia nelle parti esclusive che nelle parti comuni.

Autore: avv. Luca Santarelli – Consulente Legale Confabitare

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