Differenze linguistiche

Nel nostro condominio si è trasferita, all’ultimo piano, una famiglia straniera. Dovendo rifare prima dell’inverno la guaina del terrazzo che appartiene al loro appartamento ma che fa da copertura ai piani inferiori e incide sul vano scale, dobbiamo confrontarci con loro che però non hanno partecipato mai alle riunioni e parlano poco italiano. L’amministratore ha proposto di prendere un interprete a spese del condominio ma non mi sembra giusto. Ci sono delle regole in questi casi?

Franco

Gentile lettore, la questione offre una duplice valutazione: umana e giuridica. Umanamente ognuno deve fare ciò che il cuore detta. Il lettore però scrive a una rubrica giuridica e la risposta che si aspetta, suppongo, è “cosa dice la legge”.
La legge condominiale nulla dice a proposito. Soccorrono i principi di base del diritto civile e la logica. Questi signori hanno acquistato l’immobile con un atto notarile e il notaio sicuramente ha dato atto se vi era o meno un interprete.
L’atto è stato trasmesso, o lo dovrebbe essere, all’amministratore ai fini dell’anagrafica condominiale. Da esso potrete sapere se il notaio ha rogato senza interprete: se così fosse a maggior ragione senza questa figura si potrà tenere un’assemblea, di natura privatistica, come quella condominiale. Se invece è atto pubblico che questi signori non parlano la nostra lingua, sarà loro onere avvalersi degli strumenti necessari per partecipare alle sessioni condominiali previste dalla legge. Non scordiamoci che siamo in Italia e, anche nei processi, tutti gli atti devono
essere scritti in lingua italiana.

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