Confabitare e le ragioni di un NO

Editoriale: Alberto Zanni

L’appuntamento è segnato in rosso sull’agenda del Premier e di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione: le urne referendarie di ottobre sanciranno un netto spartiacque nella legislatura in corso e dal loro esito dipenderà la prosecuzione o la fine anticipata del governo Renzi. Per questo, cari lettori, abbiamo deciso di parlare qui del tema della riforma costituzionale e del referendum, e di esprimere la nostra opinione con la chiarezza di sempre, senza alcuna ipocrisia. Confabitare, lo diciamo subito, si schiera sul fronte del no. Un no, il nostro, che nasce dalla convinzione che la riforma targata Renzi – Boschi sia un pastrocchio, una legge disorganica e sbagliata, quindi da bocciare nel merito, al di là di valutazioni e calcoli politici che ci interessano poco o nulla.

La disputa sulla riforma costituzionale ha già assunto, e ancora più assumerà con l’approssimarsi del voto, toni aspri e polemiche roventi tra gli opposti fronti. Tutto questo non ci piace: siamo convinti per il no, ma non ci iscriviamo al partito di chi grida allo “scempio della costituzione” o alla “democrazia in pericolo”. No, qui non c’è nessun attacco alla democrazia né alla Carta del 1948, c’è semplicemente una legge pasticciata, ambigua e profondamente sbagliata, che quindi va rigettata e respinta al mittente.

 

Ma veniamo al merito. La riforma “epocale” su cui ha scommesso il premier Renzi è in realtà ben poca cosa. Il nucleo centrale riguarda il Senato, che non sparisce come qualcuno vorrebbe farci credere, ma si trasforma in un organo non più eletto dai cittadini e dimezzato nelle funzioni. Gianfranco Pasquino, autorevole politologo e docente emerito all’Università di Bologna, ha definito la riforma del Senato “pasticciata e confusa”. Un pastrocchio, per cominciare, appare la composizione della nuova assemblea di 100 senatori: 74 vengono designati dai consigli regionali, ma non si sa bene con quali criteri; 21 sono rappresentanti dei comuni, e anche qui non è chiaro chi li sceglierà. Infine ci sono 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica: una vera assurdità secondo molti costituzionalisti. Se infatti la nuova assemblea di Palazzo Madama vuole essere una sorta di Camera delle Regioni o delle Autonomie, non si capisce il motivo per cui il Capo dello Stato debba nominare dei senatori.

Quanto alle competenze, la legge di riforma appare confusa: non è chiaro quali leggi siano di esclusiva competenza della Camera, non è chiaro quando il Senato potrà richiamare alcune leggi, e non è chiaro quali saranno i confini di competenza quando qualcuno solleverà dubbi di legittimità. Pare che la Corte costituzionale sia già sul chi va là paventando una serie infinita di ricorsi.

E veniamo alla tanto sbandierata riduzione dei costi della politica, tema assai caro al nostro premier. Obiezione facile: se si voleva risparmiare davvero non era meglio diminuire drasticamente il numero dei deputati e abolire tout court il Senato? Attendiamo risposta. Un’ultima annotazione riguarda l’Italicum, la discussa e discutibile legge elettorale approvata l’anno scorso dal Parlamento. Una legge che, secondo costituzionalisti di vari orientamenti, dà poco potere agli elettori e conferisce invece un potere enorme al partito che, con un 30% di voti al primo turno, presumibilmente vincerà il successivo ballottaggio portandosi a casa il 55% dei seggi grazie a uno spropositato premio di maggioranza. Cari lettori, crediamo di avere spiegato in modo esaustivo le ragioni del nostro no.

Appuntamento a ottobre e intanto buone vacanze!

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