Due anni vissuti maldestramente

Editoriale: Alberto Zanni

Nel febbraio 2014 Matteo Renzi con una spregiudicata manovra di palazzo faceva fuori il malcapitato Enrico Letta (chi non ricorda il celebre tweet “Enrico stai sereno” che precedette il benservito?) e si sedeva trionfante sulla poltrona di Palazzo Chigi. Da allora sono passati due anni, un tempo sufficiente per trarre qualche, se pur parziale, bilancio sulla leadership del nostro rampante premier. Confabitare non si iscrive – lo ribadiamo per l’ennesima volta – né al partito degli entusiasti, dei plaudenti sempre e comunque, che domina su gran parte dei media e dei circoli che contano, né sposa le tesi di chi è pregiudizialmente contrario a Renzi e al suo governo. Qualche considerazione però, cari associati, a questo punto è d’obbligo.

Come è risaputo siamo un’associazione apartitica e al nostro interno convivono posizioni diverse, come è giusto che sia in una logica di piena democrazia. Ma è tempo di esprimerci in modo chiaro, anche e soprattutto per una elementare esigenza di trasparenza nei vostri confronti. Che dire, dunque, di questi primi venticinque mesi di era renziana?

Al di là della cortina fumogena delle slide e delle dichiarazioni roboanti, il quadro generale del nostro paese appare ancora alquanto offuscato. La tanto evocata ripresa assomiglia più a un mantra scacciapensieri che a una rappresentazione obiettiva della realtà.

Una realtà che parla ancora di migliaia di imprese in difficoltà, di una povertà che aumenta, di una disoccupazione che continua a viaggiare su livelli insostenibili, di un Pil che cresce di uno zero virgola, di un debito pubblico in crescita costante. Ecco i soliti gufi, tuonerebbe il ridente premier: ma piaccia o no questa è la foto dell’Italia attuale nell’anno di grazia 2016. O almeno è l’immagine che più immediatamente si percepisce. Perché, ed è bene sottolinearlo, non mancano squarci di luce, alcuni numeri confortanti, qualche buon provvedimento governativo. Ci piace ricordare, tra questi ultimi, l’abolizione della famigerata tassa sulla prima casa, una nostra storica battaglia, e diamo volentieri atto a Matteo Renzi di avere mantenuto la promessa. Ma restando in tema, motivi per essere ottimisti non ne vediamo tanti.

Il settore edilizio è ancora impantanato nelle sabbie mobili della crisi, il mercato immobiliare ha avuto un discreto risveglio, ma è ancora lontanissimo dai livelli di quattro o cinque anni fa, la pressione fiscale sulla casa rimane tra le più alte d’Europa. E che dire dell’incredibile progetto del governo di punire i proprietari morosi regalando di fatto la casa alle banche dopo sette mesi di mancato pagamento del mutuo? Per fortuna le sollevazioni delle opposizioni in Parlamento e dell’opinione pubblica hanno fatto abortire lo sciagurato proposito, ma non del tutto. Perché i signori del governo hanno riproposto il decreto ritoccando da sette a diciotto mesi di mancato pagamento del mutuo, dopo di che la banca avrà il pieno possesso dell’immobile.

“Come è buono lei”, direbbe il buon Fantozzi al cospetto dell’inquilino di Palazzo Chigi. Resta il fatto che, sia pur edulcorato,
il provvedimento è l’ennesima marchetta fatta dal governo alle banche, a scapito degli interessi dei cittadini. In conclusione, cari lettori, lo diciamo a chiare lettere: Renzi e il suo governo non meritano la sufficienza. Speriamo che nei prossimi mesi l’affabulatore fiorentino ci stupisca non con effetti speciali, ma con cose concrete. Di trionfalismi di cartapesta non sappiamo più che farcene.

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